
Le carte
Il mazzo è lo strumento più fedele: cinquantadue possibilità che si mescolano, si perdono e ritornano. Una carta firmata attraversa il mazzo, una scelta libera si rivela già scritta.

Close-up magic
Nessuna distanza tra te e il mistero.
Gli strumenti
Il close-up è la forma più intima della magia: si svolge a un tavolo, tra le mani degli spettatori, con oggetti che chiunque potrebbe avere in tasca. Proprio per questo è la più difficile da spiegare.

Il mazzo è lo strumento più fedele: cinquantadue possibilità che si mescolano, si perdono e ritornano. Una carta firmata attraversa il mazzo, una scelta libera si rivela già scritta.

Il denaro appare, svanisce, cambia valore. Una moneta si dissolve nel palmo, una banconota firmata ricompare dove nessuno l'ha messa.

Elastici che si attraversano, anelli presi in prestito, piccole cose dalle tasche degli spettatori. Più l'oggetto è comune, più il miracolo è vicino.

Il tavolo verde
Mescolate che non mescolano, tagli che non tagliano, carte che arrivano esattamente dove devono arrivare. Le tecniche dei bari sono il cuore della ricerca di Umbosky: un'arte nata per ingannare al tavolo da gioco, che qui diventa spettacolo, per il puro piacere dello stupore.
Una dimostrazione al tavolo: come si vince sempre, e perché non dovresti mai sederti a giocare con uno sconosciuto.
«La magia è solo una scienza che non abbiamo ancora capito… oppure una poesia che non vogliamo spiegare.»Derren Brown
Il luogo
Umbosky si esibisce quasi esclusivamente nelle serate del Circolo Amici della Magia di Torino, al Teatro Juvarra.
Un luogo che è già, di per sé, un incantesimo. Nato all'inizio del Novecento tra le mura del Collegio Artigianelli, in via Juvarra, come sala di svago per i giovani ospiti del collegio, dagli anni Cinquanta ha visto passare sul suo palco tanti volti noti dello spettacolo, e per alcune stagioni ha accolto Le Musichall di Arturo Brachetti.
Oggi, nelle sue sale sotterranee, il Circolo custodisce la magia.

Il close-up formale
Pochi spettatori. Silenzio. Un tavolo verde.
Niente chiasso, niente bicchieri in mano, nessuno che passa alle spalle. Il pubblico siede comodo attorno al tavolo, concentrato e attento.
Solo così, quando il mondo resta fuori dalla porta, lo stupore ha lo spazio per crescere: il respiro si ferma, lo sguardo non si stacca più dalle mani del prestigiatore e per un istante tutto ciò che sappiamo del mondo viene messo in discussione… e nasce il mistero.




